domenica 18 aprile 2010
lunedì 5 aprile 2010
Le Marche da bere

VITIGNI
BIANCHELLO DEL METAURO - Vino della provincia di Pesaro-Urbino porta con se la leggenda a cui si fa risalire addirittura la responsabilità della sconfitta di Asdrubale nella famosa Battaglia del Metauro dove nel 207 a.c. l'esercito cartaginese guidato da Asdrubale venne sorpreso e battuto dalle legioni romane di Gaio Claudio Nerone. Il condottiero cartaginese perse la testa due volte: la prima quando non riuscì ad organizzare le schiere in modo da resistere all'assalto romano, la seconda quando venne decapitato e il suo cranio catapultato, a titolo di truce ammonimento, nell'accampamento del fratello Annibale. Nella vallata del Metauro da epoche remote si è imposto e diffuso un vitigno denominato Bianchello o biancame. L'ubicazione dei terreni è in maggior parte in media collina, discendente verso il fiume e la coltura della vite si estende nei terreni della zona più idonei alla migliore produzione. Il Bianchello è un vitigno molto vigoroso e abbastanza produttivo, il cui grappolo è spargolo e piuttosto grande con acini medi verdi e giallo-dorati e giunge a maturazione alla metà dei settembre.
SANGIOVESE - Il professor Molon, in uno dei suoi scritti ampelografici, afferma che il Sangiovese, per le sue pregevoli caratteristiche, si è diffuso anche in altre regioni, particolarmente nelle Marche, trovando condizioni propizie di adattamento. Dubbi sorgono quando si va alla ricerca della più remota origine dell'introduzione che può essere avvenuta o per le malagevoli Bocca Trabaria e Bocca Serriola o attraverso la più facile via costiera della Romagna. La zona di maggior produzione del vitigno è quello delle colline intorno al fiume Foglia fino ad arrivare sopra Urbino da una parte e scendere verso Fossombrone richiudendo l'anello con Monbaroccio, Montelabbate fino ad arrivare alle colline di Pesaro. Il suo grappolo è di grandezza medio-grossa, compatto, cilindrico o piramidale con una o due ali.
VERNACCIA ROSSA DI PERGOLA - Portata in zona dagli Eugubini ma di provenienza Elbana, la Vernaccia Rossa (mutazione gemmaria dell'aleatico) da secoli viene coltivata a Pergola, anche se le produzioni si sono man mano diradate nel corso degli anni. Il recupero di questa varietà si deve molto alla caparbietà dell'avvocato Fulvi di Pergola, che per primo nella zona di Sant'Onofrio mise a dimora dei vigneti di Vernaccia Rossa di Pergola.
PINOT NERO DI PESARO - Il Pinot Nero venne importato nel pesarese con la dominazione napoleonica, nei primi dell'ottocento. L'amministrazione francese ne introdusse la coltivazione in un buon numero di terreni espropriati alla Chiesa ed accorpati sotto una vera e propria azienda di stato. Verso la fine del secolo, con l'acquisto da parte di Luigi Mancini di un terreno appartenuto ai Cavalieri dell'Ordine di Malta, il nobile vitigno d'oltralpe arriva in Fattoria Mancini. Da allora per cinque generazioni ne è stata scrupolosamente custodita la varietà originaria. E' sulle colline silicio calcaree di Roncaglia e di Focara, all'interno del Parco Naturale del Monte San Bartolo, che si sono trovate le condizioni ideali per la coltivazione di questa delicata varietà di uva.
ALBANELLA - Il vitigno, diffuso su gran parte del territorio pesarese, si trova menzionato col suo nome anche in un documento dei primi dell'ottocento riguardante le varietà allora presenti sul terirorio. Il documento è oggi custodito alla Biblioteca Oliveriana di Pesaro. Si tratta di un vitigno dotato di grande vigore. Quando ben condotto in vigna, può offrire un vino di buona struttura dalle caratteristiche estremamente personali, dal profumo e dai sapori di grande freschezza e sensibilmente agrumati.
VISNER - Il vino aromatizzato è ottenuto essenzialmente da uve Montepulciano e Sangiovese che vengono fatte rifermentare con le visciole selvatiche e lo zucchero. Viene prodotto a fine giugno ed inizio luglio, nel periodo della maturazione delle visciole che provengono in gran parte dai viscioleti del signor Tonelli che possiede oltre 400 piante e in parte dalla zona di Cantiano, Cagli.
VIN SANTO DI SANT'ANGELO E COLLI DEL MONTEFELTRO - Le migliori uve di Turbiano vengono fatte appassire nei solai delle case e molto spesso proprio negli ambianti di cucina con il camino sempre acceso, dove i fumi vanno ad investire i grappoli. Da qui la non voluta ma riconosciuta particolarità dell'affumicatura e della tostaura di questo vino, che lo differenzia da tutti gli altri e gli regala quei sentori speziati e caldi che lo caratterizzano. Il Vin Santo deve essere lasciato maturare per ben tre anni e le sensazioni che può regalare sono innumerevoli, un colore ambrato intenso e luminoso, magnifico il bouquet che regala un'esplosione di frutta matura e in alcuni casi appassita con profondi ricordi di miele, albicocca secca, caffè e caramello. Il Vin Santo di Sant'Angelo può essere un vino da meditazione ed ha il pregio di poter essere degustato in occasioni diverse, dalla pasticceria secca allo splendido formaggio di fossa.
VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI - Il vino Verdicchio, grazie alla sua particolare struttura e inconfondibile tipicità, determinata dal gradevolissimo sapore amarognolo, è considerato tra i più idonei per gli abbinamenti. Possiede infatti un estratto secco (è privo di acqua, alcool e altri componenti volatili) molto elevato per un vino bianco, paragonabile se non superiore a quello di un vino rosso. Questa notevole struttura e il retrogusto, più o meno intenso e piacevolmente amaro, permettono al Verdicchio di abbinarsi bene con un gran numero di preparazione sia della cucina tradizionale che moderna. A ogni Castello della Vallesina e dell'area di Matelica corrisponde inoltre un certo tipo di Verdicchio, con sfumature nei profumi e negli aromi.
ESINO - Nel settembre 1995 è stata approvata la denominazione di origine controllata Esino, che comprende l'intero territorio della provincia di Ancona più quello di Macerata. Troviamo l'Esino bianco e rosso. Quello bianco anche nella tipologia frizzante, si ottiene per metà con uve Verdicchio e per metà con altre uve bianche. L'Esino rosso, anche nella tipologia Novello, si ottiene utilizzando il 60% di uve Montepulciano e Sangiovese e il 40% di altre uve rosse.
LACRIMA DI MORRO D'ALBA - Unico dell'affascinante centro di Morro d'Alba in provincia di Ancona e di pochi comuni limitrofi dove trova l'habitat ideale il vitigno autoctono della Lacrima. Questo vino rischiava di sparire a causa di una dissennata politica degli espianti, l'hanno salvato dei lumgimiranti intenditori ottenendogli la DOC ed oggi la sua limitata produzione è ricercatissima. Secondo la leggenda, nel XII secolo, Federico Barbarossa volle soggiornare a Morro mentre tendeva l'assedio ad Ancona, proprio per la presenza del prelibato prodotto. Il suo sapore è asciutto e sapido, morbido e con elementi vinosi e fruttati. Conquista poi il colore rosso rubino ed il suo profumo intenso, fruttato e floreale.
ROSSO CONERO - Di origini antichissime, questo vino nasce dalle vigne site alle pendici del Monte Conero: Si trovano riferimenti inerenti questo vino già nella "Naturalis Historia" di Plinio il Vecchio e nelle cronache di quei monasteri bebedettini dove veniva prodotto questo superbo rosso. Prodotto principalmente nei comuni di Ancona, Camerano, Numana, Offagna è stato eletto dagli esperti Miglio Vino Rosso del Mondo per il 1998. Si presenta pieno di fascino in virtù del suo colore rosso rubino, intenso, limpido e brillante con sfumature violacee.
VERNACCIA DI SERRAPETRONA - Vino raro quanto apprezzato, i più noti gastronomi hanno celebrato più volte negli anni le virtù di questo vino spumante che nasce dai vitigni autoctoni che decorano il paesaggio della ristretta zona tra Serrapetrona, San Severino Marche e Belforte del Chienti nell'entroterra della provincia di Macerata. Vino spumante da consumarsi giovane, è ideale per fine pasto. Il suo colore va dal granato al rubino con un perlage sottile e persistente; il profumo aromatico e vinoso di frutta rosa matura, confettura e spezie; il gusto secco, sapido piacevolmente amarognolo.
ROSSO PICENO - Con un'area produttiva che da Senigallia si spinge lungo la fascia collinare e costiera sino alla provincia di Macerata e di lì a quella di Ascoli Piceno è il vino più diffuso della regione. Il "Nettare di Bacco" prodotto nella zona collianre tra il capoluogo ascolano e San Benedetto del Tronto si fregia della denominazione di Rosso Piceno Superiore. I somelier consigliano di provarlo giovane o moderatamente invecchiato. Dall'aspetto rosso rubino con sfumature violacee e dal profumo gradevole e vinoso che tende al frutto-floreale, il Rosso Piceno è sapido, armonico, asciutto.
FALERIO - Vino delle terre del piceno sin dai tempi remotissimi, il Falerio vanta l'equilibrio quale primo motivo di eccellenza. Prodotto nella provincia di Ascoli se ne trova menzione nella legge Giulia del 92 a.c., mentre proprio tra le antiche Asculum e Firmum sorgeva Falerius Picenus: fiorente città già nota per le ottime uve che si producevano nelle sue campagne.Nettare da bersi giovane, è di colore paglierino tenue, il suo profumo è delicato.
MISTRA' - Da Misithra (città bizantina) o da mischia (poichè viene mescolato con acqua) è diffuso nell'ascolano e nel maceratese. E' preferito puro per gli aromi o come correzione al caffè.
ANISETTA - Più dolce del Mistrà è classica di Ascoli Piceno e veniva servita al Caffè Meletti nella famosa Piazza del Popolo. Si può bere al mattino ed è ottima nel dessert; allungata in acqua è dissetante e agevola la digestione. Alcuni la bevono con la mosca: 3 o 4 chicchi di caffè annegati nel liquore.
VIN COTTO - Dalla tradizione contadina diffusa nel sud della regione, nasce dalla bollitura del succo d'uva che dà un prodotto più stabile, più dolce, più forte. Sempre presente nelle cantine contadine veniva spillato solo nelle grandi occasioni, era tipico dei pasti di imperatori, papi e re.
Visitare le Marche

Un viaggio nelle Marche è sicuramente un modo per scoprire una regione davvero sorprendente, capace di stupire ed affascinare, in grado di comunicare profonde emozioni e dove dialetti, tradizioni, paesaggi variegati, arte artigianato ed enogastronomia si contagiano e si rimescolano man mano che ci si inoltra tra le tante valli parallele ed i fiumi che si snodano tra di esse.
Le Marche rappresentano un condensato dell’Italia dove, in pochi chilometri di territorio, si scende dalla montagna aspra e severa (numerose sono i rilievi montuosi che superano i 2000 metri) alla costa, talvolta dolce e sabbiosa e talaltra selvaggia e scogliosa, passando attraverso un entroterra caratterizzato da dolci colline punteggiate da viti, olivi e girasoli e da piccoli antichi borghi con le loro imponenti rocche, le chiese, i musei ricchi di storia, gli sfavillanti teatri storici e tutta la ricchezza culturale che appartiene ad ognuno di essi.
Tutto questo è disseminato in un ambiente ancora integro che, come uno scrigno prezioso, conserva tesori naturali sorprendenti e custodisce gelosamente i segreti degli antichi mestieri e della tradizione eno-gastronomica che perfettamente concilia gli aromi del pesce dell’Adriatico con le specialità dell’entroterra, sapientemente abbinati ai tredici vini DOC prodotti in queste terre.
giovedì 1 aprile 2010
sabato 27 marzo 2010
Scopri il Conero Primavera 2010: calendario escursioni ad aprile e maggio

La Forestalp, società cooperativa che da oltre quindici anni gestisce il centro visite del Parco del Conero, presenta il calendario delle escursioni nei mesi di aprile e maggio: una offerta varia, sia per bambini che per adulti, sia a piedi che in bici. Percorsi di interesse naturalistico ma anche archeologico, ornitologico, architettonico. Si parte con "Piccoli detective della natura",percorso alla scoperta delle piante e degli animali del bosco per bambini dai 6 ai 9 anni (venerdì 2 aprile). Poi la baia di Portonovoe la visita alla incantevole chiesetta romanica di Santa Maria (sabato 3 e sabato 24 aprile), alla scoperta di uno dei gioielli dell'architettura romanica marchigiana, incastonata tra la macchia mediterranea e il mare.L'Anello dei boschiè un itinerario a piedi alla scoperta delle bellezze del Parco, dalla vegetazione ai punti panoramici più rinomati: Pian Grande e Belvedere Nord, dai quali si ammirano la costa Nord e Portonovo, e Pian di Raggetti, straordinario punto da cui ammirare la campagna marchigiana e l'entroterra. (4 aprile, 2 maggio). Conero dei Misteriè un affascinante ed insolito itinerario alla scoperta dei punti di interesse archeologico del parco: incisioni rupestri e grotte romane (5 aprile) Il Nordic Walking, tecnica di camminata con i bastoncini, adatta a partecipanti di tutte le età, noleggiabili a richiesta, presentata in un corso articolato in vari livelli, con rilascio finale dell'attestato di frequenza (11 aprile, 8,9,23 maggio).
Grande Anello e Anello Nord -Birdwatching, itinerario ad anello dalla frazione Poggio allo scoglio del Trave, alla scoperta di panorami inconsueti e del volo dei rapaci in migrazione, e possibilità di censimento degli stessi con l'ornitologo Marco Borioni (25 aprile, 1 e 22 maggio)Senza dimenticare le escursioni in bici: Mountain Bike al Parco del Coneroè un bellissimo itinerario attraverso il paesaggio agricolo delle campagne del Parco, tra boschi e vigneti, lungo il tracciato della Rampiconero. Per i partecipanti sprovvisti di bici, c'è possibilità di noleggio. (11 aprile)
domenica 21 marzo 2010
Le colazioni del carbonaio Borgo Pace, Pesaro fino al 15 aprile 2010

Da metà marzo a metà aprile, in occasione delle festività pasquali, rivive nelle tipiche osterie del piccolo comune di Borgo Pace, in provincia di Pesaro e Urbino, la tradizione eno-gastronomica della colazione del carbonaio. Il breakfast del mattino in questo angolo delle Marche ai confini con la Toscana, era molto più ricco e sostanzioso, sia in quantità che qualità di alimenti. Le tradizionali “colazioni” del carbonaio, servite nelle osterie, venivano fatte con piatti tipici locali, legati alla stagionalità e all’antica tradizione culinaria contadina. Dalle 7 del mattino si servono una serie di piatti tipici locali: dalla trippa ai fagioli con le codiche, dalle testine d’agnello al coniglio, dalla carne ai ferri all’agnello ai carciofi, accompagnato da verdure, pani e fiumi di vino rosso e bianco. Il piatto principe resta però la “coratella” d’agnello, molto richiesta e gustosa. Legata alla stagionalità è subentrata da qualche anno anche un piatto davvero forte, che vede come ingrediente principe il fungo primaverile del posto chiamato prugnolo o spignolo. Si tratta di una pizza bianca, cotta rigorosamente al forno a legna, guarnita con il prelibato prodotto del sottobosco, considerato il tartufo bianco dei funghi. Altroché cornetto e cappuccino, oggi, come più di cento anni fa, nelle Osterie di Borgo Pace è possibile degustare, di prima mattina, questi prelibati piatti locali e scoprire le storie e l’antica tradizione lavorativa degli ultimi carbonai dell’Appennino. Questa robusta colazione è legata al lavoro degli uomini dal viso nero, cosi’ vengono qui chiamati i carbonai, che si alzavano molto presto al mattino o addirittura passavano l’intera notte a vegliare le carbonaie e alle 8 avevano bisogno di un sostanzioso e vero pranzo per proseguire il lavoro quotidiano. Per questi lavoratori era il primo vero pasto della giornata, incredibilmente servito di prima mattina, doveva essere ricco, robusto e corposo, perché doveva sfamarli dopo tante fatiche. “I clienti abituali erano grandi lavoratori, gente che alle 8 del mattino era a metà giornata lavorativa –racconta Giuliano Litti, oste di Borgo Pace- oggi cerchiamo ti tenere in vita questa tradizione insolita, ma con fatica. Abbiamo dei clienti abituali, soprattutto gente in pensione. Finiti questi ultimi anche le “colazioni” potrebbero terminare. La speranza viene risposta come sempre sui giovani, che proprio in questo periodo di feste si avvicinano a questa tradizione frequentando il nostro locale per provare la ‘colazione del carbonaio’”.
lunedì 15 marzo 2010
Palio della rana Fermignano - domenica 11 aprile 2010

“Il Palio della Rana” è un vero e proprio torneo storico che si disputa per le vie della cittadina pesarese la domenica dopo Pasqua, detta “Domenica in Albis”. Le origini di questa singolare manifestazione sono da ricondursi al lontano 1607, data in cui Francesco Maria II della Rovere, 15° Conte di Montefeltro e Duca di Urbino, istituisce il primo “Consiglio Municipale” di Fermignano composto da 24 consiglieri dei quali 10 scelti nel “Castello” e gli altri nelle “Ville” circostanti. Di fatto il “Castello” di Fermignano, sin dalle sue origini era stato sempre alle dipendenze del municipio di Urbino. Tale vassallaggio doleva troppo ai suoi abitanti, i quali, cresciuti in popolazione sentivano sempre più il bisogno di governarsi da sé come altre città del Ducato. Così ripetute istante venivano presentate al serenissimo Duca che, finalmente, il 28 settembre 1607 decise di istituire il primo consiglio. Per celebrare l’evento la domenica dopo Pasqua l’intera popolazione si abbandonò spontaneamente a festeggiamenti consistenti in corse coi sacchi, rottura delle pignatte, l’albero della cuccagna e la corsa delle rane in carriola. A contendersi l’ambito trofeo del Palio sono le sette contrade: Cà L’Agostina, Calpino, La Pieve, La Torre, San Lazzaro, San Silvestro, Santa Barbara. A rappresentarle i rispettivi scariolanti contraddistinti dalle casacche raffiguranti lo stemma di ogni contrada e colori. Sulla gara vige un rigido e severo regolamento.Il percorso del Palio è di 170 metri, da percorrere in corsa libera con una carriola da spingere e con una imprevedibile rana a bordo. Partecipano alla gara quattro concorrenti per contrada.I vincitori delle sette batterie, più il sorteggiato tra i secondi arrivati, parteciperanno alle semifinali.I primi e i secondi arrivati delle semifinali daranno vita alla finalissima per l’aggiudicazione del Palio.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
